Suitcase Stories

CLARA DANIELE

 

 

 

 

Ogni storia inizia con una partenza,

un distacco, un movimento

 

 

 

 

 

Interno notte, movimenti lenti, so già che alle tempie busserà l’insonnia e io le aprirò svogliata, come ogni sera da ormai molti mesi.

Sono 45 giorni che un misterioso e invisibile aggregato di materiale biologico tiene in scacco il mondo intero e condiziona i movimenti delle mie giornate, della quotidianità di tutti.

Provo a prendere un libro dimenticato da tempo all’interno del cassetto del comodino, lo apro a caso, l’insonnia si è accoccolata sulle mie gambe e desidera essere distratta.

Dalle pagine scivola il bianco macchiato di una busta affrancata.

Ecco dov’era, mi ritrovo lentamente a pensare.

Rileggo le righe di quella lettera che avrei dovuto custodire insieme alle altre, non fare in modo che si perdesse tra parole estranee, in un libro sconosciuto, perchè quella grafia incerta si era già allontanata di migliaia di chilometri da casa, partiva dall’Australia per tornare nelle valli tra le montagne.

Ogni storia inizia con una partenza, con un distacco, con un movimento.

La lettera era stata mandata dal fratello della mia bisnonna alla sua famiglia, come molte altre dello stesso tenore, amorevolmente conservate per anni in una scatola di latta ormai arrugginita con delle pallide rose litografate sopra.

L’idea del mio movimento prende spunto da qui, da quello vitale e allo stesso tempo penoso delle migrazioni di inizio Novecento, quando il contenuto della lettera era quasi sempre uguale e meno importante della prova concreta data da una grafia che veniva subito riconosciuta all’arrivo, tra le altre.

Scrittura incerta come segno tangibile dell’essere comunque in vita dopo lo strappo e la lacerazione dovuti alla miseria, il motore per muoversi a forza dalla propria terra.

In questa notte insonne di quarantena anch’io voglio tornare a scrivere lettere, inchiostro su carta, anima vegetale che trasporterà le mie parole altrove.

Mandare queste lettere agli amici lontani, forse neanche troppo lontani, perché quando si è costretti a casa, lontananza può essere il comune vicino.

Domani la posta aprirà presto e io sarò lì per spedire e per generare movimento, per surclassare in un attimo ogni comunicazione virtuale e tornare a un segno da imprimere sulla pagina su cui qualcuno farà magari scorrere le dita, parole da tenere in tasca e da portare con sé, in un altro spazio, in un diverso tempo, in movimento.