Suitcase Stories

FRANCESCA DENTIS

 

 

Distante dalla scuola e dalla vita sociale che pian piano mi stavo costruendo, ma anche separata dalla mia famiglia e dalla mia casa –per non parlare dell’infinità di chilometri che ancora mi separano da una pizza- mi sono sentita una macchina, in corsa fino ad un momento prima, all’improvviso spiaccicata contro un muro. Ora che sto per mettere in moto e ripartire, però, penso che presto sentirò la mancanza di questi chilometri percorsi a piedi

 

 

 

 

Mesi strani questi, per tutti.

Io, però, avevo già intuito che lo sarebbero stati, me lo sentivo sulla pelle.

Certo, quello che presagivo non era forse una pandemia mondiale che avrebbe costretto mezzo mondo in lockdown totale, ma probabilmente l’eccitazione per quello che mi stava aspettando: sei mesi in una scuola Australiana, tanti amici, tanto sole, tantissimi posti da visitare.

Così, trulla trulla, il 27 gennaio mi sono imbarcata sull’aereo, o meglio sui tre aerei, che mi avrebbero portata direttamente dall’altra parte del globo, in una grande isola di sabbia rossa. Proprio da qui scrivo oggi, con canguri che saltellano sul retro e pappagalli che colorano il cielo.

Certo non immaginavo, nell’aeroporto di Singapore o di Sydney, che quella mascherina messa solo per star tranquilli sarebbe diventata quotidianità, né che quella leggera ma diffusa ansia si sarebbe presto trasformata in panico.

Quindi si, sono stati mesi diversi: diversi dalla mia vita di sempre, lontano dal mio banco di scuola; diversi da quello che avevo immaginato, perchè la realtà risulta sempre un po’ più colorita delle nostre fantasie; ma anche diversi da quello che avrebbero dovuto o potuto essere perchè, seppure la situazione in Australia sia molto più tranquilla che in Italia, le porte di abitazioni e negozi sono rimaste anche qui chiuse per un bel po’.

Distante dalla scuola e dalla vita sociale che pian piano mi stavo costruendo, ma anche separata dalla mia famiglia e dalla mia casa –per non parlare dell’infinità di chilometri che ancora mi separano da una pizza- mi sono sentita una macchina, in corsa fino ad un momento prima, all’improvviso spiaccicata contro un muro.

Ora che sto per mettere in moto e ripartire, però, penso che presto sentirò la mancanza di questi chilometri percorsi a piedi.