Suitcase Stories

PAOLO CACCIOLATI

 

 

 

Durante la notte, restano quelle luci fioche, penzolanti

dietro i vetri opachi del balcone. A proteggere la

camera della donna da Io Sono Legione, da Bogeyman,

da El Cuco o qualunque altro nome abbia.

 

 

 

Movimenti da balcone in tempo di Covid-19

 

Abito in un palazzo di dieci piani e sette scale. Due alloggi per piano.

Sono centoquaranta appartamenti dotati di un balcone che affaccia sul giardino condominiale.

Di fronte abbiamo un palazzo gemello, altri centoquaranta balconi.

Le piastrelle caramello contrastano contro il cielo di un azzurro così intenso e rilucente in tempi di Coronavirus,

solcato solo dalle tracce rapide degli uccelli felici, e in lontananza dal volo di un elisoccorso.

Quando alla sera esco sul terrazzo, per fumare l’ultima, mi concedo qualche minuto a guardare i centoquaranta balconi davanti a me.

Non ho più voglia di percorrere avanti e indietro i tre metri per due del mio balcone.

Non ho più voglia di muovermi.

Mi limito a stare con i gomiti appoggiati alla ringhiera, ad osservare le vite recluse degli altri.

Lungo la facciata, alcuni balconi sono deserti, l’abbandono certificato da serrande polverose sempre abbassate.

Ma i più, di questi tempi, sono popolati da movimenti continui.

Anziani che ciabattano cauti, infagottati in vestaglie a quadretti.

Una ragazza in bikini si protegge gli occhi dal sole basso. Bambini che giocano ridendo.

Una bimbetta saltella scuotendo i capelli neri come lingue di seta lucente.

Mentre imbrunisce, prima di rientrare, osservo un ultimo movimento, in un balcone con la ringhiera corrosa dalla ruggine.

Dalla porta finestra esce una donna di mezza età con un foulard in testa.

Dispone dietro il corrimano un filo di luci natalizie, bloccandole alle traverse metalliche con gancetti di plastica, fino a collegare la spina in una presa accanto alla finestra.

Sono anni che ripete quell’operazione. All’inizio scherzavo con i miei, a proposito di quei movimenti ripetuti ogni sera.

Poi non abbiamo più fatto caso a quel rito.

Durante la notte, restano quelle luci fioche, penzolanti dietro i vetri opachi del balcone.

A proteggere la camera della donna da Io Sono Legione, da Bogeyman, da El Cuco o qualunque altro nome abbia.

La donna ha terminato la sua consueta operazione.

Si ritira dentro casa, mentre gli ultimi rumori si smorzano in un tramonto spettacolare.

Quelle lampadine, per molto tempo, sono rimaste le uniche luci esposte la notte, nel palazzo di fronte a noi.

In questi nuovi tempi di reclusione, su altri balconi sono comparse nuove luci di protezione notturna.

Lumini, lanterne elettriche e abat-jour antibuio, come quelle che si lasciano nelle camerette dei più piccoli.

Mi volto verso l’interno di casa mia, a chiedere: -Abbiamo un filo di luci di Natale?