Suitcase Stories

ROBERTA DESTEFANIS

 

 

 

Milletrecentosessantott’ore: I piedi sono neri

dopo chilometri e chilometri di sogni domestici.

 

 

 

 

M i l l e t r e c e n t o s e s s a n t o t t ‘o r e

I piedi sono neri dopo chilometri e chilometri di sogni domestici.

Per milletrecentosessantott’ore hanno portato il peso di viaggi paralleli e solitari, migrazione dei sensi e della carne.

Gli orizzonti verticali ti obbligano a viaggiare con tutto quello che hai.

Le orecchie hanno attraversato centinaia di volte la città, scoprendo che i tram – anche vuoti – fanno lo stesso rumore.

Gli occhi hanno letto le storie dietro a ventidue finestre, ogni giorno identiche, lanterne accese dopo le diciannove.

Nell’ombelico si sente il mare, ma non ci hanno pensati per poterne godere, perciò questo viaggio è perduto.

Il latte caldo ha fatto pace con la lingua dopo averle fatto visitare l’inferno una volta a settimana.

Il naso ha banchettato spesso in case altrui, senza mai trovare le parole per ringraziare dell’ospitalità.

L’erasmus dei capelli non finirà più, ma hanno promesso cartoline al mio collo.

Sfortunatamente le scrupolose mani sono rimaste a casa a prendersi cura dei fiori e, appena finito, mi hanno rimesso in ordine.

Chissà dove saremmo finiti e quanto ci saremmo mischiati tra noi – animali – e con gli alberi,

in questo tempo che ci lasciava lo spazio di pensare, se tutto non fosse tornato al suo fottuto posto.